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Tratto
dall'esperienza vissuta di Paola Bettolini - Giugno/Luglio 2008
Di solito si dice
che esperienze, viaggi lontani dalla propria realtà, ti riportino a casa
diverso!
“Ho visto un altro mondo …….”, “Ho capito che la realtà è altro oltre il
mio naso ……”.
E’ tutto vero. Non per me. O meglio non proprio così.
Lavoro nell’ufficio progetti della associazione Saman da quasi cinque
anni e ho visto nascere una passione spontanea per l’Africa, per il
Mozambico. Nascere dal presidente della Saman e pervadere a poco a poco
le persone che lavorano al suo fianco e che credono in ciò che fanno,
comunque e al di là delle difficoltà. Da lì, dall’Africa, dal Mozambico,
da Maputo, la scoperta della Ilha de
Moçambique.
Da lì le Mille cene per Maputo, una iniziativa da noi promossa
per raccogliere fondi coinvolgendo gli amici, i parenti, la gente
intorno a macchia d’olio. Lo sforzo è quello di organizzare mille cene
perché tutti possano sentirsi fautori e promotori di un progetto che ha
come fine quello di realizzare qualcosa che sappia di buono sulla Ilha.
Per i bambini, per il loro presente e per il futuro di altri bambini,
perché abbiano anche solo una piccola possibilità in più.
E così le Mille cene per Maputo, dando vita a cene, feste, piccoli
eventi in tutta Italia, ci permettono di raccogliere fondi e di
concretizzare l’inizio di un impegno sulla Ilha
de Moçambique.
E così sulla Ilha
nascono i laboratori di inglese e di informatica, è avviata la gestione
di 8 asili (6 sulla isola e 2 sul continente).
Parto a giugno e vado lì. L’operatività progettuale è iniziata da circa
sei mesi. Mi viene offerta la possibilità di vedere.
Dall’ufficio di Milano, le parole nero su bianco, le campagne di
promozione e pubblicizzazione dell’iniziativa, il lavoro di
progettazione e di programmazione attuativa, tutto assume forma, vita,
colore. E che colore. Nero vivo. Cornice di un bianco che splende.
Una volta ho fatto il percorso al buio presso l’Istituto dei ciechi di
Milano e ho visto il nero, profondo e che avvolge. Ho scoperto che il
nero aveva un colore pieno e vivo.
Sono andata sulla Ilha de Moçambique
e ho visto il nero, profondo e che avvolge.
Connessione alquanto bizzarra, me ne rendo conto, ma non è facile
spiegare ciò che gli occhi vedono e che dagli occhi poi scorre dentro.
Allora vado avanti digitando sulla tastiera sensazioni e immagini.
Di solito si dice che esperienze, viaggi lontani dalla propria realtà,
ti riportino a casa diverso!
“Ho visto un altro mondo …….”, “Ho capito che la realtà è altro oltre il
mio naso ……”.
E’ tutto vero. Non per me. O meglio non proprio così.
Sono sempre la stessa. Solo una cosa, il nero, profondo e che avvolge.
Giorno dopo giorno mi coloro un po’ più di nero, a piccoli passi e nelle
piccole cose.
Di quel nero
sotterraneo che, spinto da una corrente inarrestabile di vita, tra
flutti di spuma bianca, percorre traiettorie di gioco e salite e rapidi
declivi. Senza sosta.
I bambini sono nero profondo, che avvolge, che incornicia un sorriso che
troppe volte nascondiamo o peggio dimentichiamo.
Un sorriso per ogni piccolo e irripetibile istante, ne prima ne dopo. Un
sorriso che non smetterebbe mai. |